SCUOLA DI BARBIZON

 

Francois Daubigny, Paesaggio a Gylieu

 

Come in Inghilterra, anche in Francia si sviluppa, in età romantica, la pittura di paesaggio. In modo particolare va ricordato il movimento noto come "Paesaggisti del 1830" o ,più comunemente "Scuola di Barbizon".

Barbizon è un piccolo paese ai margini della foresta di Fontainebleau, Qui si riunivano alcuni pittori; diversi per temperamento, erano però animati dallo stesso desiderio di riscoprire la purezza della natura, immergendosi in essa, vivendo anzi in uno dei luoghi più incontaminati, lontano dalla città.

La natura dipinta dalla "Scuola di Barbizon" non è quella idealizzata della tradizione francese, ma quella che si presenta davanti ai nostri occhi, osservata e studiata con umiltà d’intenti, come una cosa nuova, dimenticando gli insegnamenti artificiali della scuola. Questo, tuttavia, non significa realismo: L’esecuzione dei quadri avviene non direttamente in presenza dell’oggetto naturale, ma, successivamente, nel chiuso dell’atelier, i pittori di Barbizon non rendono oggettivamente la natura, ma, romanticamente, il sentimento, ora patetico, ora grandioso, che la vista di un albero, di un bosco, di una pianura ha suscitato in essi.

L’apporto dei paesaggisti inglesi fu molto importante per gli artisti di Barbizon, soprattutto l’espressione della luce e la scomposizione dei toni in piccole macchie di tinte pure giustapposte, operata da Constable.

Capo della "Scuola di Barbizon" unanimemente riconosciuto Theodore Rousseau, cui devono essere affiancati Jules Dupré, Narcisse Diaz, Constant Troyon, Francois Millet e Charles Daubigny.

PIERRE-ETIENNE-THEODORE ROUSSEAU

(Parigi 1812-Barbizon 1867)

Nato a Parigi in una famiglia di commercianti agiati, Rousseau comincia molto giovane a disegnare e a dipingere paesaggi: senza dubbio intorno al 1821, non ancora decenne, nel bosco di Boulogne vicino alla scuola, nella periferia parigina. Fin dal 1826 i suoi genitori accettarono la sua vocazione e su consiglio di un parente Rousseau entrò nell’atelier del pittore paesaggista Remond. All’Ecole des Beaux-Arts sarà allievo anche di Guillon- Lethiere, ma confesserà più tardi di aver imparato il mestiere soprattutto dipingendo paesaggi direttamente dal vero o andando a copiare i grandi maestri fiamminghi e francesi del Seicento al Louvre. Nel 1829, dopo un insuccesso , pare, al Prix de Rome di paesaggio storico, rinunciò a concorrere e dal 1830 viaggiò in Alvernia, dove ammirò i grandiosi paesaggi di montagna e mise a punto la tecnica e la concezione estetica che lo avrebbero caratterizzato: pittura eseguita direttamente sul posto, e non più in atelier, che gli permette un realismo fedele nella resa dei temi scelti e una ricerca dell’espressione perfetta del sentimento provato davanti al paesaggio da rappresentare.

Nel 1831 una delle sue opere fu accettata dalla giuria del Salon, ma il seguito della sua carriera lo vide in contrasto con gli ambienti artistici ufficiali, che rifiutavano il suo realismo troppo sistematico e l’assenza di soggetti o di aneddoti nelle sue composizioni.

Rousseau fu uno dei pionieri del paesaggio moderno, amico di Delacroix, Huet, Sand, Rousseau fu anche uno dei più ardenti difensori del Romanticismo pittorico.

Ereditata dalle vedute panoramiche fiamminghe e olandesi del Seicento, la volontà estetica di raffigurare da un punto elevato lo spazio infinito di un paesaggio preoccupò molto Theodore nei suoi primi anni di paesaggista e soprattutto durante il viaggio in Alvernia, nel 1830.Rousseau aveva provato ad adottare tale inquadratura panoramica, che consente di dipingere la trasparenza dell’aria le vibrazioni dell’atmosfera in lontananza e il succedersi di sensazioni colorate dovuto alla distanza, come nel quadro Veduta dell’ Alvernia 1830.

Veduta d'Alvernia 1830

Nel corso dell’ estate 1830, Rousseau lavorò in Auvergne e ne riportò delle superbe vedute.Il pittore infonde la sua visione romantica dell’ arte nel realismo dello sguardo che egli getta sulla natura.

La comunione della sua anima, dell’ espressione del suo sentimento, con la natura, tema idealmente romantico, passava attraverso un approccio realista e fondato sull’ osservazione del sito prescelto per il suo quadro.

Nel 1842 Rousseau si reca alcuni giorni nel Berry. In questa regione trovò motivi di paesaggio che lo interessarono moltissimo.Uno dei soggetti che più lo colpirono furono gli acquitrini, di cui l’ artista eseguì con tecnica rapida e sintetica numerosi studi, fra cui quello corrispondente al dipinto esposto.Theodore Rousseau, L'acquitrino del La Souterraine

Questa è certamente una delle opere di Théodore Rousseau in cui si può meglio comprendere il concetto di "studio dal vero", tanto legato alle concezioni estetiche dei pittori di Barbizon e a quel "nuovo sentimento della natura" affermato con forza dall movimento romantico negli anni intorno al 1830, dopo i primi tentativi degli artisti della fine del ‘700.

Il realismo quasi fotografico è evidente in modo innegabile. Tutti gli elementi del paesaggio sono imitati pittoricamente in modo perfetto: le ginestre, l’acqua della palude, le nuvole, le fronde degli alberi che si intravedono sullo sfondo, l’effetto di luce. L’impressione di profondo realismo voluta da Rousseau è resa ancor più viva dall’effetto di bruma leggera, di trasparenza delle forme, di atmosfera umida resa alla perfezione.

Procedendo per mezzo di allusioni visive e grazie a una tecnica nervosa, sicura e rapida, Rousseau ci offre qui un capolavoro di efficacia e di sintesi.

.Nel 1852 è cavaliere della Legione Fontainebleau. All’Esposizione universale del 1855 gli viene riservata una sala assieme a Decamps. Nonostante il sostegno degli amici e la popolarità tra gli amatori, Rousseau si sente incompreso e la sua vita continua a essere difficile (nel 1861 ha luogo un’asta dei quadri, seguita nel 1863 da un’asta dei beni). Nel 1867 riceve una medaglia d’onore all’Esposizione universale, appena prima di spegnersi a Barbizon.

 

Ai paesaggisti della Scuola di Barbizon si ricollega anche Charles- Francois Daubigny( Parigi 1817- 78 ).Egli, tuttavia, che non rifiutò mai completamente il mondo cittadino , visse i soggiorni a Fontainebleau come momenti di evasione e di riposo da un’intensa attività in campo editoriale a Parigi.

Il pittore, come dimostra "La mietitura" del 1851, non abbracciò gli aspetti più maestosi e solenni del paesaggio, maFrancois Daubigny, La mietitura, 1851, Museo d'Orsay quelli più semplici, umili, intimi. La figura umana – in questo caso i lavoratori- emerge attraverso pennellate di colore più acceso, come il bianco della manica della contadina.

La cultura ufficiale, quella dei Salon di Parigi, li giudicò semplici e ingenui pittori, ma sarà proprio dalle loro esperienze, in particolare da quella di Daubigny, caratterizzata da una pittura meno densa e costruita con pennellate dai colori più chiari, luminosi e limpidi, che si originerà l’impressionismo.